Lo temp – Il tempo

La cittadina di Bagergue, in Val d’Aran (Sergi Reboredo/ ZUMA Press Wire, ANSA)

L’occitano o lingua d’oc è parlata in Occitania, regione storica comprendente gran parte del sud della Francia, la catalana Val d’Aran in Spagna, il principato di Monaco e le Valli Occitane in Italia.

Nella Val d’Aran lo sforzo di preservare questa antichissima lingua, è stato riconosciuto a livello ufficiale. A inizio anni Novanta, l’arnese, dialetto occitano, è stato infatti riconosciuto come lingua autonoma dal governo catalano.

Il tempo – Lo temp

Poesia di Daniele Dalmasso. Raccolta “Linhas de temp” (Edizione Chambra d’Òc)

dal web.

Plòu- Piove

Il patrimonio linguistico occitano è giunto a noi attraverso la trasmissione orale, ma anche grazie alle preziose testimonianze di poeti.

Vërnant in piemontese, Lo Vernant in provenzale alpino, è un comune della Valle Vermenagna, che rientra tra i territori della minoranza linguistica storica occitana e paese di origine di Daniele Dalmasso, autore della raccolta “Linhas de temp”.

Plòu Piove

Plòu sus la draia, aüra plòu
Mas siu segur, la quitarè
A sempre quitat fins aüra
Donca la quitarè decò esto bòt

Coma es bèla la plueia
Te possa a cerchar un abric
A te fermar
A ardreiçar l’ideas
O pas pensar a ren
Piove sul sentiero, adesso piove
Ma son sicuro, smetterà
Ha sempre smesso fino ad oggi
Quindi smetterà anche sta volta

Come è bella la pioggia
Ti spinge a cercar riparo
A fermarti
A ordinare le idee
O non pensare a nulla

Le langue d’oc

L’Occitano, lingua romanza derivata dal latino, si sviluppò alla fine dell’impero romano. Il termine occitano si deve a Dante Alighieri, che classificò per primo le parlate individuando tre idiomi: lingua del sì, italiano, lingua d’oil, oiltano o francese, e lingua d’oc, dal latino hoc est, è questo), occitano. Il termine occitano iniziò ad essere impiegato per le regioni in cui si parlava la lingua d’oc.
L’Occitano è parlato in Spagna (Val d’Aran), Francia (Alvernia, Guascogna, Lengadòc, Limosino, Delfinato, Provenza) e in Italia, nelle valli del Piemonte occidentale, vi sono comunità occitane che parlano la lingua d’oc, quella dei poemi cavallereschi e dei trovatori medievali.

Poesia di Daniele Dalmasso. Raccolta Linhas de temp

Prim jour
T’ai tengua si genolhs
Eres just naissua
Quora as dubèrt lhi uelhs
Per un moment
Ai vist tuchi lhi reires
Retornats al mond
Abo tu

Primo giorno
Ti ho tenuta sulle ginocchia
Eri appena nata
Quando hai aperto gli occhi
Per un momento
Ho visto tutti gli antenati
Ritornati al mondo
Con te

Ortica

Urtica Dioica (famiglia Urticaceae)

L’ortica è una pianta perenne alta fino a 150cm. E’ dioica (in quanto ha individui maschili e femminili) e possiede peli urticanti. Il fusto è semplice ed eretto e i fiori sono raccolti in grappoli.
Con l’ortica la natura ha voluto mettere a portata di tutti un rimedio efficace, semplice e sicuro. Infatti le ortiche, fresche oppure essiccate all’ombra, sono disponibili tutto l’anno per alleviare i dolori dell’uomo. La Scuola Salernitana diceva: “La pungitrice ortica concilia il sonno, frena la tosse, toglie il vomito…”
Il nome ortica deriva probabilmente dal latino Urere, ovvero bruciare.
Anticamente aveva un significato propiziatorio contro la paura, contro i fulmini e i malefici.
Inoltre, già dalla preistoria si utilizza per prevenire la caduta dei capelli, contro le infezioni dell’apparato umano, le affezioni della bocca, i reumatismi e le emorroidi.
Ha un elevato contenuto di proteine. La sbollentatura elimina l’azione urticante dovuta all’acido formico.
Si usa ancora sotto forma di farina per l’alimentazione di animali da cortile, conigli, galline. Nel settore tessile si utilizza per realizzare corde, fili, reti da pesca, carta, stracci, in tintoria per ottenere tinture accese e in cucina per la pasta sfoglia verde.

Sinonimi:
Ortiga, vertiga, ardica, lurdica, rittica, pistiddurri, ecc.

Diffusione:
Zone temperate, nei terreni ricchi di nitrati, ai margini dei sentieri, presso le sponde d’acqua

Periodo di raccolta:
Maggio/ottobre

Parti utilizzabili:
La pianta intera giovane, rizoma, radici, steli

Proprietà:
Astringenti, emostatiche, antianemiche, depurative, diuretiche, antireumatiche, ipertensive, toniche

Sostanze attive:
Sali minerali, vitamine, istamina, tannino, acido formico, clorofilla, proteine, glucidi, amoniaca

Usi:
Sciroppi, spremute, centrifughe, tinture, succhi, infusi, decotti, cataplasmi, ecc.

Altri usi:
Risotti, zuppe, frittate, ripieni, insalate, ecc.

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La mia ricetta:

RAVIOLI RIPIENI DI CONIGLIO E PUNTE DI ORTICA

Ingredienti per 4 persone:
Per la pasta:
200 g farina
2 uova
150 g acqua tiepida
Sale q.b.
Per il ripieno:
1 coniglio disossato
100 g sedano

120 g cipolla
150 g carote
1 bicchiere di vino rosso
150 g brodo vegetale
100 g punte di ortica
75 g germogli di rovo
2 cucchiai formaggio stagionato grattugiato

2 uova
Noce moscata q.b.
Sale q.b.
Olio q.b.
Per il condimento:
Parmigiano grattugiato q.b.
50 g burro fuso

Procedimento:
Preparate la pasta per ravioli impastando farina, uova, acqua e sale, ottenete un panetto compatto e lasciatelo riposare.
Per il ripieno tritate carote, cipolle e sedano, mettete il trito in una padella con un filo d’olio e fate soffriggere per qualche minuto. Aggiungete il coniglio disossato a pezzettini e lasciatelo rosolare, sfumando il tutto con il vino rosso. Coprite con brodo vegetale e lasciate cuocere per circa un’ora. In una casseruola a parte sbollentate le punte di ortica e i germogli di rovo e tritateli finemente. Aggiungete il formaggio grattugiato, la noce moscata, due uova, sale e pepe, amalgamate il tutto e unitelo al coniglio. Distendete la pasta in fogli sottili e tagliatela a quadratini. Farcite con l’aiuto di un cucchiaio e con le dita date la forma dei ravioli. Buttateli delicatamente in acqua bollente e salata per 5 minuti. Conditeli con burro fuso e una spolverata di parmigiano grattugiato.

Ribes Nero

Ribes Nigrum (famiglia Grossulariaceae)

Il ribes nero è una pianta medicinale di valore.
E’ un arbusto cespuglioso con fusti eretti, foglie dentate e bacche nere.
Cresce dove il terreno ha capacità di trattenere l’acqua, in quanto ha l’apparato radicale superficiale e non raggiunge la falda. La siccità è infatti un nemico terribile, le piante resistono ma non fruttificano.
La corteccia è di color rosso, le foglie verde cupo. I fiori sono verde-biancastro e raccolti in racemi pendenti.
I grappoli sono formati da bacche nere, succose e piene di semi.
Il sapore è particolare, dolce e acidulo. Si devono raccogliere ben maturi.
Molto ricercati sono i liquori, il vino e la grappa (cassis).
Fra le sue molte virtù medicinali, il ribes nero è importante per i depositi urinari, i calcoli biliari, le ustioni, le punture di insetti, la gotta, le placche e la pertosse.
Si usano le foglie e le bacche, anche essiccate al forno. Per i molti semi è consigliato setacciare le bacche.

Sinonimi:
Cassier, cassis, groseilles noir, ecc.

Diffusione:
Sulle Alpi fino ai 1900m, nelle boscaglie, nei suoli aridi e sassosi della fascia sub montana. Ama il clima fresco e ombroso.

Periodo di raccolta:
Frutti: luglio/agosto
Foglie: maggio/giugno

Parti utilizzabili:
Foglie e frutti

Proprietà:
Diuretiche, antiemorragiche, depurative, tossiche, emollienti, dissetanti, antidiabetiche, digestive, lassative

Sostanze attive:
Vitamina A, C, B, PP, minerali (magnesio, calcio, potassio..), acido malico, acido citrico, acido tartarico, pectine, antociani, flavonoidi, glucidi, tannini, mucillagini, carotenoidi, rutina

Usi:
Confetture, macedonie, gelatine, liquori, sciroppi, guarnitore di torte, insalate, bevande dissetanti e digestive, frullati

Altri usi:
Tinture per lana, oli essenziali, prodotti farmaceutici

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La mia ricetta:

TORTA CON CONFETTURA DI RIBES NERO

Ingredienti:
Per la confettura:
300 g ribes nero
100 g zucchero
Per l’impasto:
50 ml liquore di cassis
200 g farina
3 uova
90 g burro
150 g zucchero
100 g miele
1 bustina lievito per dolci
Sale q.b.
Scorza di 1 limone
Zucchero a velo q.b.

Procedimento:
Per cominciare preparate la confettura di ribes nero lavando i frutti e privandoli del picciolo. Unite lo zucchero, mettete sul fuoco moderato e fate bollire per 4 minuti. Passate nel passaverdura.
In una ciotola capiente mescolate la farina, le uova, lo zucchero e un pizzico di sale. Aggiungete il burro fuso, il miele, la scorza di limone grattugiata e il lievito e amalgamate fino ad ottenere un composto denso e cremoso. Bagnatelo con la crema cassis e lasciatelo riposare a temperatura ambiente.
Imburrate ed infarinate il fondo di una pirofila da 23cm, versate il composto e fatelo cuocere in forno caldo a 180º per 50 minuti circa. Lasciatela raffreddare, tagliatela a metà e distribuite un generoso strato di confettura di ribes. Richiudete la torta e spolverate con zucchero a velo prima di servire.



Sambuco

Sambucus Nigra (famiglia Adoxaceae)

La cultura del Sambuco risale all’ Età del Bronzo.
Sembra che il nome derivi da uno strumento musicale siriano, l’ arpa o il flauto.
Ogni parte della pianta presenta proprietà medicinali.
Nel Medioevo la Scuola Medica ne consigliava l’uso per avere capelli più lucenti e per schiarire la voce.
Si diceva anche che avesse potere contro le streghe e le serpi se posizionato vicino a casa.
L’albero raggiunge i 9 metri ed è ricco di ramificazioni. La corteccia è grigia scura.
I rami hanno abbondante midollo bianco che i bambini usavano come sigarette o per suonare il flauto.
Le foglie, se stropicciate, emanano un odore sgradevole.
La chioma espansa a ombrello con i fiori di colore avorio/giallo biancastro si fanno seccare all’ombra.
I frutti, bacche piccole rotonde a grappolo pendente, una volta maturi sono neri e dal sapore acidulo.
Si può trovare fino ai 1500 metri di altitudine, lungo i corsi d’acqua e fra siepi e macerie.
La disseminazione è opera degli uccelli.
Il consumo in dosi elevate, tuttavia, provoca intossicazioni con dolori addominali.

Sinonimi:
Grappolo di coralli, sargo, savacu, sambugaro, sammucu, grappolo silvestre moro

Diffusione:
Strade, siepi, corsi d’acqua, macerie

Periodo di raccolta:
Foglie: primavera, a inizio fioritura
Corteccia: gennaio/febbraio (2a corteccia: primavera/estate)
Fiori: giugno
Frutti: da agosto ad ottobre

Parti utilizzabili:
Tutta la pianta

Proprietà:
Antireumatiche, lassative, sudorifere, diuretiche, depurative del fegato, emollienti nelle stipsi, antinfiammatorie, antinevralgiche

Sostanze attive:
Vitamina C, sali minerali, tannini, acido citrico, acido malico, ecc.

Usi:
Confetture, infusi, sciroppi, gelati, sorbetti, vino aromatico, biscotti, gelatine, decotti, succhi, distillati, liquori, ecc.

Altri usi:
Le foglie fresche messe su geloni, gotta, emorroidi e scottature leniscono il dolore. Sono anche utili nei pediluvi.

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La mia ricetta:

FOCACCIA AL SAMBUCO

Ingredienti per 1 focaccia:
1 pasta per focaccia pronta
240 g confettura di sambuco
250 g ricotta di pecora
100 g formaggio di fossa
Scorza di 1/2 limone grattugiata
Sale grosso q.b.
Olio evo q.b.

Procedimento:
Ungete una teglia da forno con l’olio. Stendete metà della pasta per focaccia e distribuite un generoso strato di confettura di sambuco. Unite la ricotta di pecora e uno strato di formaggio di fossa a scaglie. Aggiungete altra confettura di sambuco. Coprite con l’altra metà di focaccia e cuocete in forno caldo a 180° per 20 minuti circa. A cottura ultimata spennellate con olio evo, spargete il sale grosso e spolverizzate con la scorza di limone.

Timo Serpillo

Thymus Serpyllum (famiglia Labiate)

Il genere conta più di 350 specie. Si trova fino a 3000m di altezza.
E’ un arbusto sempreverde, perenne, cespuglioso, dal sapore amaro.
E’ alto dai 20 ai 50cm, gracile, con molte radichette e fusti lungamente striscianti.
Le foglie sono piccole, lanceolate e di color cenerino. Lungo il fusto sono disposte in modo opposto.
I fiori sono riuniti in spighe di colore rosa, lilla o bianco.
Il timo si conserva essiccato, l’aroma si avvicina alla canfora.
Veniva utilizzato già ai tempi antichi per la pertosse dei bambini, le punture di insetti, le infezioni delle vie urinarie, la forfora, il lavaggio dei capelli biondi e per detergere le piaghe.
I fiori sono molto ricercati dalle api e forniscono un ottimo miele.
Lo scrittore italiano Alessio Piemontese nel 1683 scrisse: “Farai cuocere il serpillo nell’aceto e mele, e del decotto farai che l’infermo ne beva un gotto (=bicchierino) ogni giorno.”

Sinonimi:
Erbuccia, pepolino, serpillino, raso terra, corrano, ecc.

Diffusione:
Scarpate, pendii aridi e soleggiati, luoghi pietrosi, pascoli magri, boschi, ecc.

Periodo di raccolta:
Dalla primavera all’autunno

Parti utilizzabili:
Foglie e parte aerea con spiga di fiori terminali

Proprietà:
Balsamiche, antisettiche, digestive, antibiotiche, sedative, espettorante, toniche, vermifughe, antianemiche, antispasmodiche

Sostanze attive:
Vitamine, minerali, timolo, resine, flavonoidi

Usi:
Infusi, tinture, sciroppi, oli essenziali, suffumigi, insaporitori per grigliate, bollito, pesce e formaggi

Altri usi:
Farmaceutico, dermatologico, colliri, dentifrici, incensi, ecc.

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La mia ricetta:

GNOCCHI AL PESTO DI TIMO

Ingredienti per 4 persone:
600 g patate
250 g farina 00
1 uovo

300 g zucca
1 spicchio di aglio
1 rametto di timo
Noce moscata q.b.
Sale e pepe q.b.
200 g pesto di timo

30 g burro
Formaggio grattugiato

Procedimento:
Lessate le patate con la buccia, lasciatele intiepidire e schiacciatele con l’aiuto dello schiacciapatate. Unite l’uovo, la farina, una piccola parte di zucca (precedentemente cotta nel forno con aglio e timo), sale, pepe e noce moscata. Impastate il tutto fino ad ottenere un composto omogeneo e morbido. Stendetelo a listarelle su una spianatoia infarinata e tagliatelo a tocchetti, dopodiché aiutatevi con una forchetta per ottenere la classica forma. Versatene pochi per volta in acqua bollente e salata e scolateli delicatamente non appena verranno a galla. Condite con pesto di timo e burro fuso e cospargete di pecorino (o parmigiano) grattugiato.

Ovolo Buono

Amanita Caesarea (famiglia Amanitaceae)

L’amanita caesarea, o ovulo buono, è il fungo commestibile più apprezzato e ricercato nei mercati.
Ha un profumo delicato e un sapore dolce. Gli antichi Romani lo definivano il “Cibo degli Dei”.
Cresce nei boschi di latifoglie fino ai 1000m di altitudine, nei boschi naturali con terreno siliceo e sotto castagne e querce. Predilige il clima secco e ventoso delle radure soleggiate.
Il suo cappello semisferico è voluminoso e ha un colore rosso/arancione acceso. Il gambo è carnoso e ingrossato alla base. E’ di colore giallo dorato come le spore e le lamelle. La volva è ampia, alta, bianca e libera al gambo. La carne è bianca, tenera e fragile.
L’ovolo buono è, tra le verdure, quella più ricca di proteine.

IMPORTANTE: non bisogna raccoglierlo durante la prima fase di sviluppo, in quanto l’ovolo bianco assomiglia moltissimo all’ovolo malefico dell’amanita falloide che è MORTALE!

Sinonomi:
Fungo reale, cocco, bolè, borei giaun, capèla rossa, bolèr ross, cucon, fong ross, ecc.

Diffusione:
Nelle radure secche dei boschi di castagni e querce.

Periodo di raccolta:
Estate/autunno.

Parti utilizzabili:
Fungo intero.

Proprietà:
Nutritive, remineralizzanti, stimolanti per le funzioni cerebrali, antianemiche, ecc.

Sostanze attive:
Vitamina B, C, P, protidi, glucidi, minerali (tra cui magnesio, ferro, calcio).

Usi:
Principalmente in cucina.

Altri usi:
E’ un buon incentivo per le gire in montagna.

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La mia ricetta:

INSALATA DI OVOLO BUONO

Ingredienti per 4 persone:
6 ovuli buoni freschi
2 limoni (succo)
5 cucchiai olio evo
1 pizzico sale
1 pizzico pepe nero
1 ciuffo timo

Procedimento:
Lavate bene i funghi e tagliateli a fette molto sottili. Lasciateli riposare un’ora nel succo di limone, poi conditeli con olio, sale e pepe. Girate delicatamente l’insalata per amalgamare i sapori. Sistematela in un vassoio da portata e decorate con timo selvatico.

Castagne Bianche

Castanea Sativa (famiglia Fagaceae)

L. G.

Le castagne erano già presenti nell’ Antica Roma, dove venivano utilizzate per realizzare i materassi con le foglie essiccate. Le arrostivano sul fuoco del falò oppure sotto la cenere.
Inoltre, la prima bicicletta conosciuta fu costruita in legno di castagno.
La castagna è anche conosciuta come “l’albero del pane” e deve questo nome ad un’antica leggenda.
Durante le feste paesane si svolgeva un gioco della tradizione popolare, il cosiddetto Albero della Cuccagna, che consisteva nel collocare al centro delle piazze una pianta di castagno molto alta con un grosso premio posto sulla cima. Il vincitore era colui che riusciva a raggiungerlo per primo.
Le antiche varietà di castagne di piccole dimensioni vengono spesso seccate e congelate. Ancora oggi esistono gli essiccatoi ricavati ai piani superiori delle case dotate di soffitto graticciato, dove vengono posate le castagne fresche che man mano si seccano con i fumi del fuoco domestico. Impiegano alcuni giorni e devono essere spesso girate in modo da garantire un’essiccazione uniforme. Per raggiungere il soffitto si utilizza generalmente una scala a pioli realizzata proprio in legno di castagno.
E’ un legno durevole e resistente all’acqua perché ricco di tannini. Viene utilizzato per costruire tavoli, travi, pavimenti, doghe per i letti, tetti, solai, pergolati, balconi, tettoie, recinzioni, scale e molto altro.
In tempo di guerra e di carestia le castagne hanno salvato intere popolazioni a rischio di morte per fame. Per conservarle a lungo si usava il metodo della novena, che consisteva nel versare le castagne in una bacinella d’acqua per una settimana, cambiando l’acqua ogni due giorni. Oppure venivano posate a terra sotto cumuli di ricci e foglie ai piedi degli alberi.

Sinonimi:
Ballotta, bruciata, caldallessa, caldarrosta, marrone, pugno.

Diffusione:
Zone collinari, submontane, boschi e brughiere.

Periodo di raccolta:
Settembre/ottobre/novembre.

Parti utilizzabili:
Sia foglie che frutti.

Proprietà:
Nutritive, energetiche, toniche, sedative, rimineralizzanti, antianemiche, antisettiche, espettoranti, astringenti.

Sostanze attive:
Tannini, flavonoidi, resine, proteine, glucidi, sali minerali, vitamine B, C, E, amido, pectina, grassi.

Usi:
Farine, pane, castagnaccio, dolci vari, infusi, decotti, tinture, prodotti antiforfora e shampoo anticrespo.

Altri usi:
Combustibile, farmaceutico, edilizia, arredamenti, conceria.

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La mia ricetta:

CIAMBELLA DI CASTAGNE BIANCHE

Ingredienti:
12 g lievito di birra
80 g miele
320 g farina 00
2 uova
100 g burro
100 g zucchero di canna
1 bustina di vanillina
1 scorza di limone
1 pizzico di sale
80 g amaretti
200 g castagne sbollentate

Procedimento:
Mescolate a lungo il lievito di birra e il miele in un bicchiere di acqua tiepida. Setacciate la farina in una ciotola capiente, poi unite il burro ammorbidito, le uova, lo zucchero di canna, la vanillina, la scorza di limone grattugiata e un pizzico di sale. Amalgamate il composto con una spatola, aggiungete il lievito con il miele e lavorate fino ad ottenere un composto omogeneo e fluido. Disponete delle castagne bianche in superficie e cospargete di amaretti sbriciolati e quadratini di burro. Versate l’impasto ottenuto in uno stampo imburrato e infarinato e cuocete in forno caldo a 200°C per 40/45 minuti. Lasciate raffreddare, spolverate con dello zucchero a velo e servite.