Mestieri

Pino era la persona più semplice del paese e a scuola aveva difficoltà in tutte le materie.
Aveva però una dote importante: la Curiosità. Si interessava a tutti i lavori manuali, guardava, imparava e aiutava sia l’impagliatore di sedie, che l’arrotino, il sellaio, l’ombrellaio e altri artigiani di passaggio nelle fiere di paese.
Per la sua disponibilità aveva tanti amici che lo invitavano alla loro tavola: polenta gialla, pane nero di segale, uova, latte, castagne, mele e noci.
Pino nei giorni di festa preparava gnocchi di patate con salsiccia e un buon bicchiere di vino. La sua attività principale era la raccolta e la seccatura delle castagne. La seccatura ancora oggi avviene negli essiccatoi, antiche casette in pietra con il tetto paglia e una griglia su cui, passando da una scala esterna si pongono le castagne appena raccolte. A terra viene acceso un fuoco con legna e grossi ceppi che, bruciando lentamente, producono il fumo per farle seccare e caratterizza il profumo e il gusto della castagna bianca, detta GARESSINA.
Pino sposò una materassaia. La si poteva scorgere nel cortile con il suo grembiule di iuta, seduta a cardare la lana per confezionare trapunte, cuscini e materassi.  Faceva anche la  lavandaia per i turisti e in particolare lavava le grosse e pesanti lenzuola di tela di canapa. Le metteva insaponate in una tinozza di legno, vi adagiava con cura dell’ottima cenere pregiata su tutta la superficie, con un mestolone prendeva da una caldaia di rame l’acqua bollente e la rovesciava sulla cenere che filtrando sbiancava il bucato.
Insieme decisero di prendere in affido un orfano del paese e gli insegnarono tutti i mestieri e i segreti delle erbe medicinali. Il ragazzo si laureò e in ricordo dei suoi genitori adottivi, aprì in valle una scuola per l’insegnamento degli antichi mestieri.

Immagini tratte
http://www.parks.it/parco.beigua/dettaglio.php?id=13798  http://www.vallinrete.org/attachments/article/106/La_Castagna_Garessina.pdf

Vacanze

Andiamo in montagna per le vacanze in una bella casetta con tutti i comfort, o quasi tutti. Gli inquilini del sottotetto sono una nidiata di ghiri rumorosi  che con l’andare e venire notturno, non ci lasciano dormire.
Portano le provviste di noci, nocciole e altri frutti, ma sembra il rumore di sassi che rotolano. Si cerca di allontanarli chiudendo tutte le vie d’accesso al tetto, si tagliano i rami delle piante vicino alla casa, si mettono i fili elettrici come quelli dei pascoli, ma i ghiri, come gli uccelli, non prendono la scossa perché non toccano terra.
L’unica apertura rimasta è il comignolo sul tetto. Un ghiro entra, esce dal camino, corre sul pavimento e scompare.
Mettiamo una gabbia nel camino e il giorno successivo un ghiro entra.
E’ molto bello, color terra, coda lunga molto simile agli scoiattoli che di giorno ci fanno compagnia nel giardino. Cosa fare? Andiamo nel bosco del paese vicino e lo liberiamo.
I rumori non finiscono mai, i cinghiali hanno fatto un passaggio rasente la casa per andare a bere in una conca nelle vicinanze, dove c’è una sorgente. Quando passano si sfregano contro la porta di lamiera della caldaia. Il rumore è forte e fastidioso.
I cinghiali danneggiano anche il bosco perché con il muso scavano sotto le piante, rovinano  il micelio e limitano così la crescita di porcini, ovuli e altri funghi.
Nonostante questi disagi, togliamo sistematicamente le trappole che i bracconieri mettono nei dintorni. Nella notte uno di loro decide di spaventarci e si maschera da fantasma. Il più intraprendente di noi va nel ripostiglio degli attrezzi e prende un grosso tridente, si avvicina al fantasma e gli grida: “Se sei un fantasma le punte di questo tridente non ti faranno male”. Da quel giorno non ci sono più trappole nelle vicinanze.
Per evitare il passaggio dei cinghiali recintiamo la proprietà, ma i caprioli indifferenti lo scavalcano.
Ci rallegra il canto del cuculo che ci da la sveglia ogni mattina.

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Modista

La signora Mary, modista in pensione è ancora molto attiva. Ha sostituito l’ antico mestiere con quello di stilista abiti per cani. I suoi cappelli sfiziosi, lavorati a mano con velette di organza, velluti e nastri di ogni genere, sono ormai solo ispirazione per i nuovi clienti a quattro zampe. Ai ricami fatti a mano si sono aggiunti originali stampe, paillettes e brillantini. La sua figura ha uno stile particolare e quando si presenta alle sfilate degli amati cani è osservata per il suo abbigliamento fuori tempo tra il nobile e il regale. Il suo laboratorio è un museo, tappezzato di foto di oltre settanta anni di lavoro. Si raggiunge salendo la scala esterna di ardesia, attorniata dal vecchio glicine dai grappoli  color indaco i cui rami si attorcigliano fino a formare un pergolato sul bel terrazzo. Il recinto è fatto di antiche rose rifiorenti di tutti i colori. D’inverno la si vede dietro i vetri che guarda la strada; osserva se qualcuno passa e si tiene stretto il suo gattino, che a volte sale sul glicine e non è più in grado di scendere. Mary per recuperarlo sale sul balcone e si arrampica sul glicine agile come da giovane. In paese tutti le vogliono bene e quando è stata derubata della valigetta con il campionario, sono subito accorsi in aiuto. Il ladro per fuggire ha buttato la valigetta nel corso d’acqua che attraversa il paese. Gli abitanti si sono improvvisati pescatori seguendo la valigia fino alla chiusa, dove si smista l’acqua per bagnare gli orti e i giardini. Non è sola, perché si vede di tanto in tanto un signore molto più giovane che le fa visita. Si dice che sia ritornata una vecchia fiamma per la quale aveva molto sofferto e atteso.

catmint-cat-whiteFoto di ilmondoinungiardino.blogspot.it

Un compleanno

Per festeggiare l’invitato, sistemano i tavoli nel grande prato sotto i lampioni. Si aspetta che il sole tramonti, che il vento si calmi, poi con un cenno d’intesa si dà il via alla musica. Gli amici e conoscenti arrivano alla festa; c’è chi corre per scegliere il posto migliore, chi si siede e poi si alza e cambia più volte il tavolo, chi va e chi viene. In allegria, si beve, si mangia, poi iniziano i balli. C’è un tavolo con molte persone intorno, qualcuno si avvicina, sposta la sedia, altri in piedi ascoltano le avventure del paese:  Conoscete Toni che ogni volta alla domanda dei figli di portarli al mare risponde: andate sulla montagna, c’è un lago, il mare è uguale, solo più grande. Tutti vogliono raccontare. Sapete cos’è successo a Ciciot? È andato con Gino in montagna sul motocarro, con poca benzina. Giunti in alto il motocarro si ferma, non va ne avanti né indietro. Tornare a piedi è impossibile, sono troppo lontani. I cellulari sono ancora un sogno per alcune persone. Decidono: Gino tiene il volante e Ciciot lega una grossa fune e poi tira. Devono tornare a casa a qualsiasi costo. Nel tratto piano si va avanti, ma alla prima salita Ciciot suda e soffia, ma resiste; arriva la discesa, Ciciot deve correre più del motocarro per non essere schiacciato. Giunti alle prime case del paese Ciciot cade a terra, lo rialzano, gli danno da bere, e l’avventura è finita. Altri raccontano: Franco sapete cosa ha combinato? Entra in casa senza sapere che al piano rialzato ci sono ospiti; sente rumori, il letto scricchiola, si spaventa, prende il fucile da caccia, appoggia un scala al muro e sale, ma prima di guardare all’interno solleva il fucile a livello della finestra. Gli ospiti, sposini da due giorni, alla vista del fucile scappano spaventati in paese ancora in pigiama. Cala la notte, la gente felice rientra in famiglia al suono della musica. Al mattino alcuni ragazzi dormono ancora distesi sui tavoli e sognano i canti dei grilli.

L’avara

Conosco una signora che a voce di popolo è la più ricca del paese, ma anche la più avara che si conosca nei dintorni. Ha un negozio di vari articoli che soddisfa tutte le esigenze del paese. Non fa saldi ne sconti. Il suo negozio è colmo fino al soffitto, non c’è più il passaggio, ci sta solo la scala a pioli per prendere la merce in alto. I clienti sono serviti sulla strada dove passano le macchine, la cassa è su una piccola finestra. Da anni indossa la stessa tuta blu che è diventata nera lucida. È molto gentile con i clienti, prodiga di validi consigli, perché è competente, ma non dà niente per niente. Se i clienti sono contadini chiede frutta e verdura della loro campagna, chiede passaggi sulle macchine  per andare in città, oppure si fa imprestare il cellulare per passare l’ ordine ai fornitori. Ama fare le gite solo se qualcuno gliele offre. Non si pone limiti, si presenta a colazione in ritardo per raccogliere tutte le rimanenze dai tavoli. Nel tugurio/negozio c’è anche la cuccia di un bellissimo cane, il suo unico vero amico e compagno. Solo per lui scompare ogni tipo di avarizia, quando ne parla sorride orgogliosa, felice, e il viso diventa dolce.

Il regalo

Sono in treno, la vicina di scomparto mi chiede dove vado e poi mi racconta: “Per i miei 18 anni ricevo in regalo un biglietto del treno Torino-Venezia. È il mio primo viaggio da sola. Dai finestrini osservo il paesaggio, scenari di verde, radure, colline, alberi, piccoli torrenti con più sassi che acqua, tutto è bello. Raggiunta la città di Venezia mi sento disorientata, quasi spaventata. Chiedo informazioni ad un distinto signore, il quale immediatamente capisce che non sono mai uscita di casa, mai oltre il mio paesello. Sono ingenua, nonostante i 18 anni, per me il mondo è bello, buono, onesto. Il signore ha del tempo a disposizione, si offre di accompagnarmi a visitare la città e i dintorni. Sono felice, tocco il cielo con un dito. Visitiamo Piazza S. Marco, la Basilica, Ponte di Rialto e altre meraviglie. Prendiamo il traghetto per Burano dove c’è il museo dei merletti, il più bello del mondo. Andiamo a Murano dove ci sono le antiche fornaci per la lavorazione del vetro. Si fa sera, percorriamo le calle con i tanti negozi di souvenir, ristoranti e friggitorie. Parliamo a lungo, mi offre il tipico cartoccio di frittura di pesce. Si fa notte, mi consiglia una pensioncina e mi presenta. Lo ringrazio di cuore, ma lui con toni severi vuole l’ indirizzo dei miei genitori. Sono stupita, incredula, perché? Mi spiega il pericolo che ho corso affidandosi ad uno sconosciuto. Sei fortunata, mi dice, sono un agente di polizia a riposo ed ho una figlia della tua età”.

Albergo

Un amico, a cui devo riconoscenza, mi prega di andare con lui a Caserta dove ha fatto il servizio militare e di cui ha molti ricordi. Arrivati a Caserta in tarda serata, per telefono prenotiamo l’albergo che lui frequentava da militare. Mi fido. Giunti finalmente a destinazione, scelgo per me la camera con due finestre perché fa un gran caldo. Fatico a prendere sonno; alcuni ragazzi vanno e vengono sulle scale vicino alla mia camera, ridono e scherzano come fossero all’aperto. A fatica mi addormento, poi mi sveglio per i latrati dei cani nelle stradine adiacenti, sono continui e fastidiosi. Chiudo la finestra, ma dall’altra parte sento un rumore assordante che non smette mai. Schiacciano il ghiaccio per la pescheria, chiacchierando a voce alta come fossero soli. Chiudo la seconda finestra e mi addormento. Dopo poco tempo mi manca l’aria, ho un leggero malore, mi getto sotto la doccia e mi riprendo. Scendo le scale per parlare al portiere ma è addormentato, allungato sotto il bancone della reception. Intanto i galli cominciano a cantare. Vado a bussare alla porta del mio amico che mi apre e mi sistema su una brandina. Finalmente dormo. Il mattino seguente cambiamo albergo. Visitiamo i maestosi appartamenti della Reggia con i bellissimi giardini Inglesi, le piante rare, il laghetto delle ninfee, le antiche rovine pompeiane. Sopra le cascate c’è l’oasi “La ghiandaia” con il laboratorio delle erbe, il museo della seta che un tempo era la cantina reale. Altrettanto interessanti sono le ricchezze storiche dei dintorni della città. Ringrazio il mio amico dell’opportunità che mi ha offerto di visitare indescrivibili meraviglie.

la baita

La nonna racconta: sai perché ho vinto tante coppe nelle gare di sci? Abitavo in alta montagna,  la neve spesso raggiungeva i tre metri  e andavo a scuola con gli sci. Nella baita c’era la stalla con gli animali e un grande fienile. Nei mesi estivi passavo le giornate al pascolo con immensa fatica. Avevo paura dei fruscii delle foglie mosse dal vento e dai lampi dei temporali. Attendevo con ansia che passasse qualcuno in cerca di funghi. Non parlavo con loro, mi bastava vederli. Mi nascondevo dietro gli alberi attorniati da rovi e li osservano. Mangiavo il pane nero di segale con la frittata di erbe, poche volte il formaggio perché si doveva vendere. Trovavo la frutta nel bosco: more mirtilli, lamponi, azzeruoli e qualche mela raccolta su esili piante nate da semi portati dagli uccelli. Per compagnia tenevo stretto il Corriere dei Piccoli, giornalino che leggevo e rileggevo fino ad impararlo a memoria. Facevamo un ottimo burro che portavo in cesti di vimini al negozio in paese. D’inverno scendevo e salivo con gli sci. Regalavo formaggio e burro a famiglie che mi ospitavano quando la neve scendeva improvvisa e non potevo rientrare a casa. Dormivo nella stalla sulla paglia in una specie di culla che serviva per la cova dei pulcini. La stalla riscaldata dal fiato degli animali, era luogo di incontro di molti amici che si fermavano in veglia. Se smetteva di nevicare mettevo gli sci da fondo e salivo alla baita. Questi forzati allenamenti fatti da bambina, mi sono serviti nelle competizioni internazionali che ho poi disputato. Ho vinto le tante coppe che tu vedi. Grazie nonna, mi hai insegnato tanto.

Prigione d’ oro

La villetta dell’ anziano Stefano è vicina alla mia. È abitudine scambiarci notizie nelle sere d’ estate. A volte ci facciamo confidenze. L’ altra sera mi ha detto: mi sento un cane bagnato e legato. Non ho più momenti di soddisfazione, pago di persona l’ essere stato in ospedale per una piccola operazione. Improvvisamente per la mia famiglia sono diventato un incapace, un invalido da guardare a vista. Non posso più andare nei prati dietro casa, uscire fuori del portico, andare in mezzo alla gente, usare il cellulare. La carta di credito non ti serve, provvediamo noi, gli amici in casa disturbano. Cosa è successo? Perché devono farmi sentire questo immenso vuoto? Hanno paura di essere coinvolti, di essere disturbati, non vogliono preoccupazioni di sorta. Dicono: Non stancarti, stai tranquillo, guarda la televisione, mangia quando vuoi, chiudi la finestra che ti ammali.
Sotto una veste di bontà c’è pura ipocrisia, egoismo e molto interesse. Sono un ombra, un rudere da museo, penso al passato, il presente mi dà un brivido. Se sento l’ esigenza di un amico devo parlare con me stesso. Qual è il problema di un vecchio? Non essere più giovane.