Un antica usanza del mio paese prevedeva che durante i funerali si indossassero abiti particolari che rappresentavano le varie confraternite.
Gli uomini un saio blu o nero, le giovani veli e vestiti bianchi con striscia azzurra e le donne un ampia tunica giallo oro con un velo enorme.
Una fredda sera d’ inverno, una donna (minuta) di fretta per l’ avvicinarsi del buio, dimentica di posare l’ abito (tanto grande per lei). Di corsa sale sulla bicicletta, il vento è fortissimo, la signora è instabile sulla bici, va in qua e in là, occupa tutta la strada. Il vento fa svolazzare il grande velo e le solleva il vestito che a tratti le toglie la visuale. I fari sembrano candele dei morti. I bimbi in strada immaginano sia un fantasma giallo luccicante, fingono di spaventarsi, ma in realtà si divertono tanto. Giunta a casa la sua bimba le corre incontro, sorride e saltella ,è felice di vedere la mamma vestita così, per lei è ancora più bella.
Categoria: Ricordi
Il vuoto
Addio Mario, compagno di scuola e di scampagnate nei boschi alla ricerca di erbe officinali, frutti spontanei, more, mirtilli, fragole, lamponi e funghi. Gli telefono per caso, ha la voce stanca e strana, mi preoccupo e avverto la famiglia; mi dice “grazie” , è l’ ultima sua parola. Si addormenta per sempre vicino alle sue antiche arcate ricoperte di rose; così lo trovano i familiari. Continuo a frequentare i soliti boschi , ma sento un grande, immenso vuoto, e piango.
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Visita
Ero in clinica per una caduta. In paese si domandavano: com’è avvenuto? In molti sono venuti a trovarmi con dei fiori, dolci, bibite, giornali.
Uno di loro che non conosceva il mio nome, creava confusione nel corridoio. Il personale si tratteneva dal ridere perché era vestito come se andasse al mercato, con un grande cappello di paglia in testa e un cesto di funghi appeso al braccio. Questo era il suo pensiero, il suo dono per me, che ho apprezzato e ha fatto felice il medico di turno.
Imprudente
Nel mio borgo non ci sono mezzi di trasporto, gli abitanti fanno l’ auto stop, ci conosciamo tutti. Sono in macchina, un signore mi fa cenno, non lo conosco, penso che lavori alle poste, lo carico. Non parla, guardo nello specchietto, e noto che ha gli occhi stralunati e le sue mani sono vicino al mio collo; cosa faccio? Gli parlo con dolcezza, gli faccio dei complimenti, poi tocco la mia borsetta, quel gesto è sbagliato, mi urla: non sono un ladro, non esco dalla prigione ma dal manicomio. Gli offro un biscotto, lo rifiuta. Penso di fermarmi al primo bar ,ma è chiuso. Vuole andare al treno per raggiungere la figlia in orfanotrofio. Mi calmo, lo porto alla stazione, gli dò i soldi per un regalo alla figlia. Solo ora le gambe si mettono a tremare.
Cane e gatto
Ogni settimana mi devo spostare dalla casa in montagna al mare. Porto con me il cane EDI e il gatto Zampa bianca.
Il percorso e le soste sempre uguali, perché i due amici non permettono modifiche; se succede il cane abbaia, si agita, e il gatto gli fa eco, e non smettono fin tanto che non riprendo il percorso solito.
In montagna condividono la ciotola con i gatti del vicinato che accorrono al rumore della macchina; al mare aspettano l’ arrivo delle tortore e delle gazze ladre per mangiare felici tutti insieme.

Il secchio
Sul lungo mare incontro una vecchietta, piccola, minuta, guance rosse, capelli bianchi arruffati, occhialini azzurri, gambe divaricate, vestita sempre uguale come una divisa. Ha un bel sorriso, faccio amicizia, condivido con lei la scoperta di piccoli borghi nell’entroterra. Mi racconta che ha le gambe storte a causa della mungitura degli animali da latte. Il secchio del latte poggiato sulla paglia era tenuto fermo dalle sue gambe; con gli anni, le gambe hanno preso la forma del secchio. È tornata in famiglia, mi manca, la spiaggia sembra vuota senza di lei.
La candela
Mio papà era bello, attraente, saggio, stimato da tutti. I suoi piccoli doni per me erano bellissimi. Le mie difficoltà erano insignificanti perché c’era lui. Ora che vivo lontano mi manca. Lo rivedo ogni tanto, ma dov’è il mio papà? I suoi occhi verdi/azzurri sono più chiari, più dolci, è tanto curvo, fatica a parlare e a muoversi. Lo bacio, lo accarezza come un bambolotto. Grazie papà.Piccola candela che si spegne.
Orchidee rosse
Passeggio nel bosco e noto delle bellissime orchidee rosse di montagna; le osservo, sono meravigliose, stupende, mi fanno sognare. Cosa posso fare perché nessuno le strappi? Nei dintorni ci sono cercatori di funghi, cacciatori con i cani, turisti e bambini che giocano. Sarà sufficiente una telecamera a salvare questi splenditi capolavori della natura? Domani la installerò.
La slavina
Osservo le ultime strisce di neve che luccicano al sole, e vedo una figura che si agita intorno alla macchina, non va ne avanti ne in dietro, è solo. Era scesa una slavina. Conosco il percorso, vado in soccorso. Scopro che qualcuno ha spostato di proposito il cartello di “strada chiusa”, mi chiedo perché?
Il falò
Chi pensa che nei piccoli borghi in mezzo ai boschi ci sia silenzio, si sbaglia: c’ è vita. Le campane suonano l’ ora ad ogni quarto, all’alba si sente il canto del cuculo, il verso del barbagianni, i colpi del picchio, i salti dei caprioli. A giugno, nella notte di San Giovanni ci sono i falò; in una di queste notti nel borgo c’ è agitazione, c’ è scompiglio, la gente si avvicina, tende l’ orecchio, c’ è un avvenimento: “È NATA UNA BAMBINA”