L’ultima sigaretta

L ultima sigaretta

 

[…]

Le prime sigarette ch’io fumai non esistono più in commercio. […]
Così avvenne che rubai. D’estate mio padre abbandonava su una sedia nel tinello il suo panciotto nel cui taschino si trovavano sempre degli spiccioli: mi procuravo i dieci soldi occorrenti per acquistare la preziosa scatoletta e fumavo una dopo l’altra le dieci sigarette che conteneva, per non conservare a lungo il compromettente frutto del furto.
Tutto ciò giaceva nella mia coscienza a portata di mano. Risorge solo ora perché non sapevo prima che poetesse avere importanza.
Perciò, per provare, accendo un’ultima sigaretta e forse la getterò via subito, disgustato.
Poi ricordo che un giorno mio padre mi sorprese col suo panciotto in mano.
Io, con una sfacciataggine che ora non avrei e che ancora adesso mi disgusta (chissà che tale disgusto non abbia una grande importanza nella mia cura) gli dissi che m’era venuta la curiosità di contarne i bottoni. Mio padre rise e non s’avvide che avevo le dita nel taschino del suo panciotto. A mio onore posso dire che bastò quel riso rivolto alla mia innocenza quand’essa non esisteva più, per impedirmi per sempre di rubare.
Cioè… rubai ancora, ma senza saperlo.
Mio padre lasciava per la casa dei sigari virginia fumati a mezzo, in bilico su tavoli e armadi. Io credevo fosse il suo modo di gettarli via e credevo anche di sapere che la nostra vecchia fantesca, Catina, li buttasse via. Andavo a fumarli di nascosto. Già all’atto di impadronirmene venivo pervaso da un brivido di ribrezzo sapendo quale malessere m’avrebbero procurato. Poi li fumavo finché la mia fronte non si fosse coperta di sudori freddi e il mio stomaco si contorcesse.
Non si dirà che nella mia infanzia io mancassi di energia. […]
Ricordo di aver fumato molto, celato in tutti i luoghi possibili.
Ricordo un soggiorno prolungato per una mezz’ora in una cantina oscura insieme a due altri fanciulli di cui non ritrovo nella memoria altro che la puerilità del vestito: due paia di calzoncini che stanno in piedi perché dentro c’è stato un corpo che il tempo eliminò. Avevamo molte sigarette e volevamo vedere chi ne sapesse bruciare di più nel breve tempo. Io vinsi ed eroicamente celai il malessere che mi derivò dallo strano esercizio. Poi uscimmo al sole e all’aria. Dovetti chiudere gli occhi per non cadere stordito. Mi rimisi e mi vantai della vittoria. […]
Allora io non sapevo se amavo o odiavo la sigaretta e il suo sapore e lo stato in cui la nicotina mi metteva.
Quando seppi di odiare tutto ciò fu peggio. E lo seppi a vent’anni circa. Allora soffersi per qualche settimana di un violento male di gola accompagnato da febbre. Il dottore prescrisse il letto e l’assoluta astensione dal fumo. Ricordo questa parola assoluta!
Mi ferì la febbre la colorì: un vuoto grande e niente per resistere all’enorme pressione che subito si produce intorno al vuoto.
Mi colse un’inquietudine enorme.
Pensai: <<Giacché mi fa male non fumerò mai più, ma prima voglio farlo per l’ultima volta>>.
Accesi una sigaretta e mi sentìì subito liberato dall’inquietudine nonostante la febbre aumentasse e che ad ogni tirata sentissi alle tonsille un bruciore come se fossero state toccate da un tizzone ardente. Finìì tutta la sigaretta con l’accuratezza con cui si compie un voto. E sempre soffrendo orribilmente, ne fumai molte altre durante la malattia.
Mio padre andava e veniva col suo sigaro in bocca dicendomi:
<<Bravo! Ancora qualche giorno di astensione dal fumo e sei guarito!>>
Bastava Questa frase per farmi desiderare ch’egli se ne andasse presto, per permettermi di correre alla mia sigaretta. Fingevo anche di dormire per indurlo ad allontanarsi prima.
Quella malattia mi procurò il secondo dei miei disturbi: lo sforzo di liberarmi dal primo. Le mie giornate finirono coll’essere piene di sigarette e di propositi di non fumare più […] Sul frontespizio di un vocabolario trovo questa mia registrazione fatta con bella scrittura e qualche ornato:
<<Oggi, 2 febbraio 1886, passo dagli studi di legge a quelli di chimica. Ultima sigaretta!!>>
Era un’ultima sigaretta molto importante. Ricordo tutte le speranze che l’accompagnarono.
Adesso che sono vecchio e che nessuno esige qualche cosa da me, passo tuttavia da sigaretta a proposito, e da proposito a sigaretta.
Che cosa significano ora quei propositi? Come quell’igienista vecchio, descritto dal Goldoni, vorrei morire sano dopo di esser vissuto malato tutta la vita?
Una volta, allorché da studente cambiai di alloggio, dovetti far tappezzare a mie spese le pareti della stanza perché le avevo coperte di date. Probabilmente lasciai quella stanza proprio perché essa era divenuta il cimitero dei miei buoni propositi e non credevo più possibile di formarne in quel luogo degli altri.
Penso che la sigaretta abbia un gusto più intenso quand’è l’ultima.
Anche le altre hanno un loro gusto speciale, ma meno intenso.
L’ultima acquista il suo sapore dal sentimento della vittoria su se stesso e la speranza di un prossimo futuro di forza e di salute.
Le date sulle pareti della mia stanza erano impresse con i colori più varìì.
Certe date erano da me preferite per la concordanza delle cifre.
<<Terzo giorno del sesto mese del 1912 ore 24>>. Suona come se ogni cifra raddoppiasse la posta.
L’anno 1913 mi diede un momento d’esitazione. Mancava il tredicesimo mese per accordarlo con l’anno. Ma non si creda che occorrano tanti accordi in una data per dare rilievo ad un’ultima sigaretta.
Molte date che trovo notate su libri o quadri preferiti, spiccano per la loro deformità. Per esempio il terzo giorno del secondo mese del 1905 ore sei! Ha un suo ritmo quando ci si pensa, perché ogni cifra lega la precedente.
Molti avvenimenti, anzi tutti, dalla morte di Pio IX alla nascita di mio figlio, mi parvero degni di essere festeggiati dal solito ferreo proposito.
Tutti in famiglia si stupiscono della mia memoria per gli anniversari lieti e tristi nostri e mi credono tanto buono!
Per diminuire l’apparenza balorda tentai di dare un contenuto filosofico alla malattia dell’ultima sigaretta.
Si dice con un bellissimo: <<mai più!>>. Ma dove va l’atteggiamento se si tiene la promessa? L’atteggiamento non è possibile di averlo che quando si deve rinnovare il proposito.
Eppoi il tempo, per me, non è quella cosa impensabile che non s’arresta mai.
Da me, solo da me, ritorna.
[…]

Italo Svevo da “La coscienza di Zeno”

Tratto da “DIORAMA” antologia per il biennio delle scuole medie superiori

Foto rielaborate dal web

 

41 pensieri riguardo “L’ultima sigaretta

  1. Non sono riuscita a leggere questo libro; ho letto solo qualche capitolo e poi l’ho abbandonato. Mi sono detta che poteva essere perché io lo stessi leggendo attraverso un monitor, ma credo proprio che non fosse proprio tra quelle storie che mi attirano davvero.

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  2. Penso che in questo brano ci siano spunti di vita e riflessioni un po’ comuni a tutti. Ed è anche questo che fa di Svevo lo scrittore che è. Certo a noi ormai “inquinati” dai ritmi e le frenesie odierne, il procedere di quelle frasi può sembrare lento e richiederci una pazienza perduta. La tecnologia ci ha reso monosillabici, e se penso che anche grossi capi di governo, genbte che regola la pace e la vita di miliardi di persone, si esprime e decide a colpi di tweet… forse c’è qualcosa che non va.

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  3. ricordi del passato questa lettura. Mai stato un fumatore ma qualcuna sì, poi un giorno… sono stato male e da allora anche il fumo all’aperto mi dà nausea.
    Bello l’utilizzo di photoshop

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  4. Mi ripeto: sempre racconti interessanti!!!!! Insieme al marito fumavo qualche sigaretta ma dal 2000 giorno in cui lui ha avuto un infarto abbiamo smesso all’istante di fumare. Ciao Lucia buon ferragosto ma soprattutto BUONA FESTA DELL’ASSUNTA

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  5. Coucou mon Amie , Ami

    Et bien si nous dessinions un rêve
    Il faudrait qu’il soit beau bien entendu
    Il faudrait qu’il soit doux, cela va de soi
    Il faudrait qu’il donne envie, ce serait l’essentiel
    Il faudrait que ses couleurs soient merveilleuses, c’est évident

    Si, cette réalité, nous la faisions belle et douce
    Pleine d’envie et remplie de couleurs merveilleuses
    Si nous la copions sur nos rêves
    Alors nous ressemblerions à des gens heureux
    C’est avec ce petit écris que je viens
    Te souhaiter une belle semaine de douceur et que le soleil soit au rendez-vous dans ta demeure
    Bisous
    Bernard

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  6. Per motivi linguistici, non riesco a leggere il libro, ma con il segmento che presenta mi ha lasciato il desiderio di leggere tutto. Le curiosità dell’infanzia fluttuano di nuovo nell’euforia della nostalgia. Non lo faccio con un sigaro, ma infinite infinite avventure. La scelta di questa parte del libro è stata un grande successo da parte tua.

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  7. Bonjour mon Ami , Amie

    Ma richesse est mon amitié
    C’est à toi que je la donne
    Elle est pour moi
    Un gage de bonne foi
    Accepte ce présent
    C’est le cadeau le plus important
    Qu’on puisse faire à notre époque
    C est avec ces petits mots que je passe te souhaiter
    Une bonne journée , une belle semaine et plein de bonnes choses au sein de ta demeure
    Gros bisous.
    Bernard

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