Il ladro Luca

il ladro luca - Bozza 2

[…]
Al ladro Luca, nella notte annuvolata, bastò la luce di poche stelle per scendere in una casa dall’abbaino e farvi un bottino di prim’ordine. Ora ne riusciva con piena la sacca e l’animo contento. Alzò gli occhi un attimo al cielo che si stava sgombrando, poi guardò il tetto lentamente in giro. Tutto il mondo era in silenzio e vuoto, non c’era nel mondo altro che lui Luca su quel tetto vicino al cielo. […]
La vista delle tegole lo riposava. Lui sa camminare sui tetti come un gatto. Pregustava la maraviglia dei suoi compagni e forse un elogio del Capo. […]
Ma girando frattanto lo sguardo verso la cresta del tetto, agghiacciò.
Da dietro quel vertice era spuntata una testa grossa e nera, due occhi lucidi traverso l’ombra lo saettarono, poi di colpo un uomo fu in piedi a sommo del tetto col braccio teso e la rivoltella puntata verso Luca, e nel silenzio sonò il suo comando – Mani in alto! – Il Ladro Luca alzò tremando le braccia. – E fermo! – aggiunse colui. […]
Aveva riconosciuto l’uomo, era uno dei poliziotti più abili e implacabili della città. […]
Lo sbirro s’ergeva verso la parte estrema della cresta del tetto. […]
E parlò a Luca, sempre con quella rivoltella spianata: – Attenzione a quello che dico: alzati, vieni qua, mani in alto; al primo gesto che fai per abbassarle o per cambiare direzione, sparo. Forza, don Luca!-  Mentre quello parlava il ladro Luca aveva infatti rapidamente esaminato la possibilità di buttarsi a destra verso il cornicione, ma il colpo dell’arma lo avrebbe raggiunto. Scomparire nell’abbaino era mettersi in trappola. Non poteva che ubbidire. […]
– Avanti, don Luca, hai lavorato bene, è giusto  che ti porti a dormire. Altrimenti…Cristo!
Il cuore di Luca balzò di sorpresa e di gioia, perchè lo sbirro per un piccolo moto inconsulto del piede aveva barcollato un attimo ed era precipitato scivolando sulle tegole. Subito Luca vide il grosso corpo rotolare giù per la china del tetto, egli allora si mise a correre su verso la cima. L’altro s’era smarrito, s’afferrò con la sinistra a una tegola ma questa si staccò di netto e lui mandò un gemito sentendosi straziare le unghie alla radice, tentò invano afferrarsi con l’altra che lasciò andare la rivoltella, rotolò ancora, batté la testa contro il comignolo ma non si fermò; e il ladro Luca raggiunta la cima si voltò e vide lo sbirro arrivare all’orlo della discesa e il corpo scomparire nel vuoto. […]
Tese l’orecchio per essere pronto a sentire il tonfo. […]
D’improvviso qualche cosa d’ignoto brillò nell’animo del ladro Luca […]
Chiuse e strinse gli occhi e subito li riaperse di laggiù sentì un rantolo, e pareva venisse da quelle mani. Il ladro Luca non capiva più niente, ma senza capire, di colpo s’alzò, in un lampo sfilò dalle spalle la sacca e la posò sulle tegole; un’altra volta chiuse e riaperse per un attimo gli occhi, si passò una mano sulla fronte, e senza sapere perchè, senza sentire quello che stava facendo, corse giù diritto, fin là; arrivato là si  gettò ventre a terra, s’apprese con una delle sue mani di ferro allo spigolo del comignolo, si tese in avanti, porse l’altra gridando: – attaccati! – e abbrancò la mano alzata dell’uomo che si dibatteva. La sentì stringere, la tirò a sè con tutta la forza, come un pescatore tira la rete pesante: vide venir su la testa e le spalle, tirò ancora; l’uomo aiutava il suo sforzo, arrivò tutto.
Luca gli dette un ultimo strattone, poi aiutò l’uomo a porsi a sedere sull’angolo del tetto. […] – Fa freddo -. Luca si sentiva a disagio. L’altro si prese la testa tra le mani e cominciò a singhiozzare piano. […]
Il ladro Luca si cercò in tasca un fiammifero e una sigaretta, la accese e la porse:
– Prendi -. Lo sbirro si voltò e Luca vide che aveva il volto rigato di lagrime. Ripeté:
– Prendi – e chinandosi gli pose la sigaretta tra le labbra. La sigaretta tra le labbra dello sbirro tremava. Dopo un poco lo sbirro balbettò: – Grazie -; la sigaretta gli cadde di bocca, sull’orlo del cornicione. Il ladro Luca fu lesto a raccoglierla, scrollò le spalle, finì lui di fumarla. […]
La Luna era scomparsa e non c’era più una nuvola in cielo. Il Ladro Luca pensò con orgoglio alla meraviglia dei compagni, all’elogio che forse il Capo gli farà per il bottino. Prima di lasciare il tetto e abbracciarsi al doccione, guardò una volta ancora il cielo. Aveva cento volte lavorato di notte ma non s’era mai accorto che ci fossero tante stelle.

[…] di  Massimo Bontempelli

Tratto da “DIORAMA” antologia per il biennio delle scuole medie superiori

Foto scaricate dal web

 

 

 

26 pensieri riguardo “Il ladro Luca

  1. Un racconto di un autore molto famoso che si chiude con il ladro Luca che si accorge di quante stelle popolino il cielo. Meglio tardi che mai verrebbe da dire. Grazie cara per questa lettura gradevolissima. Un abbraccio. Isabella

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