La luna di zia Rina

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Giuliana racconta:

”C’era poco lavoro nella località dove sono arrivata da sposa e mio marito, appena poteva, si spostava in Liguria per la raccolta delle olive e altri lavori occasionali.

Anche il bambino ed io lo seguivamo in queste trasferte e spesso prolungavamo il nostro soggiorno. Al mare mi sentivo a mio agio, osservavo con piacere il panorama stupendo, le siepi fiorite in ogni angolo e amavo persino il vento che soffia forte in in quelle zone.

Il pensiero del rientro mi metteva ansia, la famiglia di mio marito mi considerava come una domestica mentre l’ambiente marino e la distanza mi facevano stare bene.

Un’inverno decisi di fare partecipe di quella bellezza una cara cugina che viveva in città. Anche per lei il mare era un sogno e accettò volentieri il mio invito.

La mia amata ospite si offrì di occuparsi della cucina. Si recava al mercato, acquistava primizie e pesce fresco che cucinava con maestria. Dividevamo la spesa a metà e non osai mai confessarle la mia scarsa disponibilità economica.

Al suo ritorno in città però, mi rimanevano pochi spiccioli, ma non ne feci parola con mio marito e per evitare i giudizi maligni di cognate invadenti, non anticipai il rientro a casa.

L’unica soluzione era di rivolgermi ad una zia che viveva in campagna, sapevo che sarebbe stata felice di ospitarci visto l’affetto che ci aveva sempre dimostrato.

Il bimbo felice giocava con i cuginetti, rincorreva le farfalle nei prati, raccoglieva le uova nel pollaio e amava bere alla fontana del cortile. Erano semplici gesti di vita quotidiana in campagna, per lui un’emozionante scoperta.

Era ormai primavera e i fanciulli con i loro cestini raccoglievano erbe commestibili come la valeriana e il tarassaco per le insalate, la salvia dei prati, punte di rovo, asparagi, finocchi, foglie di primule, viole e fragoline per fare gustose frittate.

La sera si riunivano sulla piazza a giocare e il mio piccolo, con il calare del buio, si incantava ad osservare il balenare delle lucciole, ad ascoltare il gracchiare delle ranocchie, ma la sua attenzione veniva rapita dal cielo stellato e dalla lucentezza della luna.

Prima di allora non era mai uscito la notte e ne rimase talmente colpito che al nostro rientro a casa non esitò a dire agli amici: ”quella è la luna di zia Rina!”

La zia intuì la mia difficoltà economica e al momento della mia partenza riempì un grande contenitore con confetture di ciliegie e frutti di bosco, castagne secche, mele e altri alimenti che aveva preparato per essere consumati nel periodo invernale.

Rientrati nell’abitazione al mare incontrai difficoltà ad alimentare il bambino che non gradiva i gusti forti delle provviste.

Utilizzai i pochi soldi rimasti per comprare latte e pane che spalmavo con abbondante marmellata cella zia.

Al rientro a casa ero felice di mostrare ai parenti il piccolo cresciuto, abbronzato e snello, ma la loro reazione fu non solo cattiva ma offensiva al punto di farmi piangere.
Ritenevano che i bambini sani dovessero essere paffuti.

Non tutti i mali vengono per nuocere: quell’affronto mal digerito mi stimolò a diventare indipendente e ad allontanarmi il più possibile da quell’ambiente.

Trovai lavoro nelle famiglie benestanti della zona che, oltre lo stipendio, mi regalavano abiti usati in ottime condizioni.

Maturai un progetto che confidai a mia suocera, unica della famiglia a stimarmi. Avrei lavorato tanto e risparmiato il più possibile per poter un giorno acquistare una casa tutta mia. Trovai la sua approvazione e non solo, da quel giorno ci offrì sempre il vitto.

Sognavo una casa vista mare con giardino e un orto dove avrei potuto piantare alberi da frutto e verdura di ogni genere e, ogni volta che mi era possibile, mi recavo in riviera alla ricerca del mio terreno ideale.

Amavo il bello, ma non avevo il senso pratico della realtà, avrei acquistato qualsiasi pezzo di terra pur di averlo, anche quello che nessuno voleva comprare.

Mi offrivano proprietà esposte ai quattro venti, vicine alla ferrovia, in zone franose, senza il passo carraio ma raggiungibili a piedi attraverso dei viottoli, mi proposero anche un terreno vicino al cimitero.

Mio marito, più saggio, non sempre veniva a vedere cosa gli proponevo.

Con o senza di lui, le mie ricerche proseguivano. Ormai, la mia, era divenuta un’ossessione. Mi spostavo a piedi o con il bus e un giorno iniziai a conversare con un’anziana signora seduta accanto a me.

Presi confidenza e le raccontai del mio progetto. Il caso volle che l’anziana avesse dei parenti all’estero, proprietari di un terreno in vendita in una bellissima località e con un’ ottima posizione.

Grazie a quell’occasionale incontro acquistammo il nostro “prezioso” terreno.

Comprammo una casa prefabbricata di seconda mano che mio marito con i suoi amici ristrutturò e posizionò nella proprietà. Piantò fiori e alberi da frutto: limoni, ulivi, fichi, viti e peschi.

In seguito completammo l’insieme con alberi da fiore: melograno, bouganville, ginestre, mimose, gelsomini e fichi d’india.

Come dice il detto “dietro ogni difficoltà si cela un’opportunità”

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67 pensieri su “La luna di zia Rina

  1. Ho scritto solo quello che pensavo… ma continuo a pensarlo.
    M’è piaciuta anche la tenacia… quella necessaria per raggiungere l’obbiettivo.
    Ciao.
    Quarc

    P.S.: Mi piacerebbe tanto leggere un tuo commento quando vieni a leggere i miei articoli… che mi sembra ti piacciano.

    Piace a 1 persona

  2. Anche per noi si presentò un’opportunità,desideravo molto camminare e lavorare finalmente solo la mia”terra”non quella degli altri come avevo sempre fatto.
    Ci sono tanti alberi di frutta,anche…Il melograno..fichi l’India.. melecotogne…ulivi…uva…amarene…Fioroni a melanzane ecc.
    Mai smettere di sperare❤
    Abbraccio.

    Piace a 1 persona

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