Lo Scultore

Rita racconta: “Dino il mio vicino è un uomo solo e non più giovane, che alla morte dell’anziana madre ha improvvisamente smesso di dedicarsi alla sua arte di scultore.
Per reagire alla sofferenza ha iniziato a condurre una vita stravagante.
Si è fatto togliere il contatore della luce, ha sigillato quello dell’acqua, ha smesso di usare la bombola del gas.
Ha costruito un focolare nel centro del cortile e per alimentare il fuoco raccoglie la legna che trova lungo la strada, le cassette abbandonate a fine mercato e i giornali nei cassonetti che accumula nel cortile ormai colmo.
Non smette di andare al fiume a raccogliere pietre utili per il suo lavoro di scultore che non esercita più. Il cumulo di pietre gli ha ostruito le finestre e la luce in casa è poca.
Indossa sempre abiti sgualciti di colore rosso che lava nel torrente vicino, la barba è lunga e bianca.”
Rita racconta ancora: “se mi permetto di entrare in casa con qualche pretesto, non so dove posare i piedi. Dorme in cucina su un vecchio divano, sotto il tavolo si intravede una radio impolverata, il fornello del gas, macinini, casseruole, piatti, bicchieri e gli attrezzi da scultore.
Mangia pane, frutta e verdura sui gradini di casa. Vive alla luce e al caldo del sole.
In passato era molto stimato e aveva tanti amici. Lavorava le pietre del fiume e pezzi di marmo che recuperava dal vicino marmista con cui costruiva lapidi per il cimitero e sculture molto richieste per lussuosi giardini.
L’ultimo lavoro come scultore fu il nome della mamma ‘Angela’ inciso a terra al posto della lapide.
L’unico vero amico è l’autista di Tir, che che da anni passava nel fine settimana a mangiare il suo buon minestrone. Quando si è ritirato dal lavoro ha iniziato a prendersi cura di Dino e per lui ora è iniziata una vita migliore.
Lo porta al bar, dal macellaio a prendere qualche fetta di lardo, lo invita a casa a guardare la televisione e a cucinare in compagnia. Il cane dal pelo bianco che accompagnava l’autista nei suoi viaggi, ora accompagna Dino.
Non è raro in inverno incontrare lungo la strada del paese un omino dalla barba bianca, dai capelli abbondanti e bianchissimi, tutto vestito di rosso che procede fiero con accanto un cagnolino con il cappottino rosso.
Non lo chiamavano più ‘lo scultore’ e per grandi e bambini ora è Babbo Natale.
Non lo dimenticheremo mai.

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Immagini da web

 

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