Agosto 1950

di Cesare Pavese

f_03c
Immagine: Casa natale

16 agosto

Cara, forse tu sei davvero la migliore – quella vera. Ma non ho più il tempo di dirtelo, di fartelo sapere – e poi, se anche potessi, resta la prova, la prova, il fallimento.

Vedo oggi chiaramente che dai 28 a  oggi ho sempre vissuto sotto quest’ ombra – qualcuno direbbe un complesso. E dica pure: è qualcosa di molto più più semplice.

Anche tu sei la primavera, un elegante, incredibilmente dolce e flessibile primavera, dolce, fresca, sfuggente – corrotta e buona  – « un fiore della dolcissima valle del Po », direbbe chi so io.

Eppure, anche tu sei soltanto un pretesto. La colpa, dopo che mia, è soltanto
dell’ « inquieta angosciosa, che sorride da sola ».

Perché morire? Non sono mai stato vivo come ora, mai così adolescente.

Nulla si assomma al resto, al passato. Ricominciamo sempre.

Chiodo schiaccia chiodo. Ma quattro chiodi fanno una croce.

La mia parte pubblica l’ho fatta –  ciò che potevo. Ho lavorato, ho dato poesia gli uomini, ho condiviso le pene di molti.

17 agosto

I suicidi sono omicidi timidi. Masochismo invece che sadismo.

Il piacere di farmi la barba dopo 2 mesi di carcere – di farmela da me, davanti a uno specchio, in una stanza d’albergo, e fuori era il mare.
È la prima volta che faccio il consuntivo di un anno non ancora finito.
Nel mio mestiere dunque sono re.

In 10 anni ho fatto tutto. Se penso alle esitazioni di allora.

Nella mia vita sono più disperato è perduto di allora. Che cosa ho messo assieme? Niente. Ho ignorato per qualche anno le mie tare, ho vissuto come se non esistessero. Sono stato stoico. Era eroismo? No, non ho fatto fatica. E poi, al primo assalto dell’ « inquieta angosciosa » sono ricaduto nella sabbia mobile. Da marzo mi ci dibatto. Non importano i nomi. Sono altro che nomi di fortuna, nomi casuali – se non quelli, altri? Resta che ora so qual è il mio più alto trionfo – e a questo trionfo manca la carne, manca il sangue, manca la vita.

Non ho più nulla da desiderare su questa Terra, tranne quella cosa che 15 anni di fallimenti ormai escludono.
Questo il consuntivo dell’anno non finito, che non finirò.

Ti stupisci che gli altri che passino accanto e non sappiano, quando tu passi accanto a tanti e non sai, non t’ interessa, Qual è la loro pena, il loro cancro segreto?

18 agosto

La cosa più segretamente temuta accade sempre.
Scrivo: o Tu, abbi pietà. E poi?

Basta un po’ di coraggio.

Più il dolore è determinato e preciso, più l’istinto della vita si dibatte, e cade l’idea del suicidio.

Sembrava facile a pensarci. Eppure donnette l’hanno fatto. Ci vuole umiltà, non orgoglio.

Tutto questo fa schifo.
Non parole. Un gesto. Non scriverò più.

 

Autore  Cesare Pavese
Da Il mestiere di vivere
Editore Giulio Einaudi Torino Nuovi Coralli59

18 pensieri riguardo “Agosto 1950

  1. Bonjour ce matin, Que le soleil soit rayonnant ou qu’il pleuve

    Le jour nous invite à sourire à s’émerveiller
    Prenons le temps respirer

    Prenons aussi du temps pour nous
    Arrêtons -nous quelques instants pour mieux repartir

    Je vous offre ces quelques mots de douceur avec gratitude
    De bonne humeur en éclats d’énergie , telles des pépites de vie

    Que leurs bienfaits rejaillissent sur vous
    Belle journée à tous et à votre famille

    Prenez soin de vous Bisous
    Bernard

    Piace a 1 persona

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...