La gattina

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Nino è geloso delle sue sorelline e cerca di attirare l’attenzione della mamma con tanti capricci e continui dispetti.

La mamma si rende conto del disagio e capisce che per vincere la gelosia non bastano le sue attenzioni, forse un compagno di giochi speciale potrà farlo gioire.

Lo accompagna in un negozio di animali affinchè scelga un gattino tutto suo e Nino, di fronte a tante bestiole, senza esitazione sceglie una gattina bianca e nera incinta, tonda come una palla.

Lei si rifiuta, ma lui insiste: ”Questa gattina o nessun altro animale!”.

Al cedere della mamma, il ragazzo le butta le braccia al collo e dice: ”Allora tu vuoi bene anche a me!”.

La gattina ha una storia triste, è stata buttata in una scarpata in mezzo ad un groviglio di rovi vicino ad un piccolo lago nella località conosciuta come ”Le Rive” e per questo motivo la chiamano Riva!

Passano pochi giorni e Riva mette al mondo tanti gattini che Nino regala orgoglioso ai compagni di scuola.

Riva ama stare all’aperto, corre fra i campi, si nasconde nella macchia di felci, con musetto fiero e portamento scattante insegue le lucertole, da la caccia ai passeri e se sente il sibilo delle bisce dissotterra loro le uova.

Aspetta per ore le talpe che escano dalle tane, ma loro, tutt’altro che cieche, ma anzi dotate di occhietti neri e vispi, non si fanno prendere.

Le piccole di casa la rincorrono tutto il giorno e lei affettuosa e giocherellona, fa loro le fusa, ma anche piccoli dispetti. Si solleva quando cercano di scavalcarla facendola inciampare, si naconde sotto i cumuli di foglie e ricci rastrellati per essere bruciati, si rifugia in mezzo ai rovi delle more e le bimbe, pur di raggiungerla, si riempiono di graffi.

E’ anche successo che la sorellina più piccola, per cercare Riva, che spaventata dai fulmini si era nascosta tra due massi,  rimase con la testa incastrata. Fu salvata dal vecchio cane che con i suoi latrati attirò l’attenzione dei genitori.

Un pomeriggio, Nino rientra da scuola e la micina non c’è. La cerca ansioso, percorre di corsa i sentieri pietrosi fino al paese dove incrocia molti gatti bianchi e neri tutti eredi di Riva, ma di lei nessuna traccia.

Ritorna indietro e sente la voce della sorellina che, seduta sull’erba all’ombra del grande faggio rosso, si rivolge alla gattina accovacciata sull’albero. Questa volta si è messa in un bel guaio e non sa più scendere.

Nino prova ad arrampicarsi, poi prende una lunga scala, sale ma…si precipita subito giù:  c’è uno sciame di api appeso ad un ramo.

Non perde tempo, corre dal vicino che è apicultore. I due caricano sul motocarro l’occorrente: arnia, cassettina porta sciami, maschera, guanti e il necessario per l’affumicatura. La stradina è piena di buche, pietroni e zolle d’erba in rilievo ma loro non si accorgono dei sobbalzi perché hanno fretta di arrivare.

L’apicultore esperto, non mostra paura per l’assordante ronzio dello sciame e non si stordisce nemmeno per l’acre odore di fumo misto a miele. Cattura in poco tempo lo sciame e lo depone con cura nell’arnia, poi, con i ramponi, sale sull’albero.

Da sotto la famiglia osserva e aspetta ansiosa, persino il vecchio cane ha il muso rivolto verso l’alto. Il miagolio è disperato.

Finalmente la gattina si lascia prendere, Nino felice la coccola tra le su braccia fino a farla addormentare.

Passano gli anni, Riva invecchia, ma continua ad avventurarsi, anche sotto la neve, verso la piccola casa dove abita un’anziana signora malata che per anni l’ha viziata.

Cerca di farsi sentire saltando sul davanzale della finestra con le panocchie di grano turco appese. E’ l’unica che ha ancora le persiane aperte.

Con le zampette dà forti colpi al vetro, lo fa tremare, ma la signora costretta in un letto non si muove. Riva insiste e quando un parente le apre la finestra, sgattoiola sul suo letto.

L’ammalata non parla e non riconosce più nessuno, ma alla vicinanza della gattina sorride, la stringe a sé, a volte riesce persino a chiamarla per nome e le dice: ”Mangia, rimani qui…!”.

La gattina è la sua migliore medicina.

Riva ama andare incontro a Nino quando rientra a casa, va ad aspettarlo ad un incrocio lontano dall’abitazione,  guarda in fondo alla valle i fari delle auto nel buio, tende l’orecchio per riconoscere il rumore famigliare dell’auto. Nino si ferma, la carica e insieme tornano a casa.

Una sera di fitta nebbia la gattina non è all’incrocio. L’ansia invade il ragazzo che spera in ritardo, ma purtoppo è successo qualcosa di triste: la trova distesa poco distante sotto un tralcio di vite coperta dalla nebbiolina fredda e umida.

Nino la ricorderà ogni volta che  incontrerà gatti bianchi e neri e sempre quando attraversa il loro incrocio.

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