L’avara

Conosco una signora che a voce di popolo è la più ricca del paese, ma anche la più avara che si conosca nei dintorni. Ha un negozio di vari articoli che soddisfa tutte le esigenze del paese. Non fa saldi ne sconti. Il suo negozio è colmo fino al soffitto, non c’è più il passaggio, ci sta solo la scala a pioli per prendere la merce in alto. I clienti sono serviti sulla strada dove passano le macchine, la cassa è su una piccola finestra. Da anni indossa la stessa tuta blu che è diventata nera lucida. È molto gentile con i clienti, prodiga di validi consigli, perché è competente, ma non dà niente per niente. Se i clienti sono contadini chiede frutta e verdura della loro campagna, chiede passaggi sulle macchine  per andare in città, oppure si fa imprestare il cellulare per passare l’ ordine ai fornitori. Ama fare le gite solo se qualcuno gliele offre. Non si pone limiti, si presenta a colazione in ritardo per raccogliere tutte le rimanenze dai tavoli. Nel tugurio/negozio c’è anche la cuccia di un bellissimo cane, il suo unico vero amico e compagno. Solo per lui scompare ogni tipo di avarizia, quando ne parla sorride orgogliosa, felice, e il viso diventa dolce.

Il regalo

Sono in treno, la vicina di scomparto mi chiede dove vado e poi mi racconta: “Per i miei 18 anni ricevo in regalo un biglietto del treno Torino-Venezia. È il mio primo viaggio da sola. Dai finestrini osservo il paesaggio, scenari di verde, radure, colline, alberi, piccoli torrenti con più sassi che acqua, tutto è bello. Raggiunta la città di Venezia mi sento disorientata, quasi spaventata. Chiedo informazioni ad un distinto signore, il quale immediatamente capisce che non sono mai uscita di casa, mai oltre il mio paesello. Sono ingenua, nonostante i 18 anni, per me il mondo è bello, buono, onesto. Il signore ha del tempo a disposizione, si offre di accompagnarmi a visitare la città e i dintorni. Sono felice, tocco il cielo con un dito. Visitiamo Piazza S. Marco, la Basilica, Ponte di Rialto e altre meraviglie. Prendiamo il traghetto per Burano dove c’è il museo dei merletti, il più bello del mondo. Andiamo a Murano dove ci sono le antiche fornaci per la lavorazione del vetro. Si fa sera, percorriamo le calle con i tanti negozi di souvenir, ristoranti e friggitorie. Parliamo a lungo, mi offre il tipico cartoccio di frittura di pesce. Si fa notte, mi consiglia una pensioncina e mi presenta. Lo ringrazio di cuore, ma lui con toni severi vuole l’ indirizzo dei miei genitori. Sono stupita, incredula, perché? Mi spiega il pericolo che ho corso affidandosi ad uno sconosciuto. Sei fortunata, mi dice, sono un agente di polizia a riposo ed ho una figlia della tua età”.