Soffitta

Mia cugina mi racconta: sai perché rivedo le mie compagne di collegio? Voglio scoprire chi mi ha procurato un castigo tanti anni fa. Una di loro ha buttato parte del pranzo sotto il tavolo. La responsabile del refettorio vuole la confessione, o tutte senza cena. È tardi è passata un’ ora, due, tre, silenzio; e cosa faccio? Dico: sono stata io, ma non era vero, tutte finalmente cenano; io in castigo nella bassa e buia soffitta. Non sono triste perché là avevo nascosto una scatola con delle mele, noci, castagne, risparmiate a tavola per averle a Natale. Quel tesoro mi avrebbe fatto sentire meno sola quando tutte avrebbero ricevuto doni e io no. Do un bacio alla scatola e dimentico la cena.

Parcheggio

Siamo a Firenze per il Pitti uomo. Andiamo in albergo. Nel tragitto mi concentro sulle bellezze del luogo. Per orientarmi ho piena fiducia nel mio collaboratore, che afferma di memorizzare ogni dettaglio con facilità. Osservo Piazza della Signoria, gli Uffizi, Ponte Vecchio, il David di Michelangelo, mi incanto davanti alle vetrine degli orafi. Un ragazzo si avvicina, cerca di sfilarmi la borsa, io più veloce di lui afferrò la sua. Il giorno successivo dico all’amico: “prendi i bagagli che carichiamo la macchina” Dov’è è la macchina? Dov’è è il parcheggio? Cerca su, giù, di qua e di là. Mi rivolgo all’operatore ecologico “ci aiuti per favore”. L’ autostrada è di là, orientativi. Un signore con tanto di cartella afferma: il carro attrezzi l’avrà portata via. Passa una signora in bicicletta, “la prego, ci aiuti a ritrovare almeno il parcheggio”. Gentilmente ci risponde : io vado a passo d’uomo”,seguitemi. Cammina, cammina, fiato corto, gambe stanche e delusa dell’amico, alzo gli occhi, mi guardo attorno e vedo un particolare che avevo notato prima di parcheggiare.” Grazie signora, ci siamo!” Perché Persone come me si fidano degli altri pensando che siano più bravi e più validi di noi?

Biciclette

Nel mese di giugno da noi si usa fare delle escursioni in mountain bike lungo la via del sale. Gli anziani commentano: ai nostri tempi la bicicletta era un vero divertimento. Erano bici sgangherate, mancavano i freni, i manubri e le selle le costruivamo noi con un po’ di abilità. Caricavamo un bambino nel cesto sul manubrio e uno sulla sella a turno, per un giro del paese. I bimbi cantavano felici; sembrava una recita. Le donne usavano bici da uomo e i loro lunghi e ampi vestiti si incastravano nei raggi delle ruote. Noi con sorriso malizioso fungevano di aiutarle. Le signore andavano a lavare i panni nel grande lavatoio, che era un punto di incontro, quasi un salotto. Sparlavano degli assenti, figli pigri, ragazze vanitose, pettegolezzi su pettegolezzi. Noi cercavamo di infastidire. Con la bici salivamo e scendevano di continuo la collinetta sovrastante il lavatoio. Un giorno ci buttiamo giù in velocità, una di loro se ne accorge, tutte si spostano di scatto, e noi finiamo con le bici dentro il lavatoio. La doccia è per tutti, ma noi non ridiamo più.

Campana

Le campane suonano, c’ è pericolo! Gli uomini del borgo corrono, c’ è fuoco nell’orfanotrofio. Spengono l’ incendio sul tetto, e in piazza commentano: c’ era troppa fuliggine nel camino, non era pulito da tempo. Una bambina dell’ orfanotrofio piange e trema di paura, ha buttato nella grande stufa uno straccio imbevuto di molta cera. In preda al terrore va a nascondersi nel buio scantinato dove c’è il carbone. Cosa vede? Il fuoco è là sotto, il carbone è rosso, brucia. La bimba urla, corre, scavalca il recinto dell’ orfanotrofio, avverte il paese, suonano di nuovo le campane, accorrono i vigili del fuoco. La bambina trema meno, perché sa che con la sua veloce corsa ha evitato un grande disastroso incendio, anche se lo aveva provocato lei.