Viaggio

Il nonno della mia amica desidera rivedere, dopo 35 anni, la sorella in Sicilia, a Piazza Armerina. Partiamo dalla Liguria con la mia macchina, un’ avventura! Nel tragitto ci forano le gomme, il nonno non si sorprende. Osserviamo il vulcano con le pietre grigie e nere. Alla miniera di zolfo ci dice che da bambino, al posto di andare a scuola, caricava lo zolfo sui carri tirati dai cavalli. A Piazza Armerina ci fa vedere le meraviglie dei mosaici. La sorella anziana è nel letto perché fa freddo, non può comperare la legna per scaldarsi. Si abbracciano a non finire, non parlano, sono commossi. Prima del ritorno il nonno prende dalla sua ex casa molte talee ( pale) di fico d’ India (senza spine ) per fare una siepe intorno alla mia casa. Questo è il suo modo di dirmi grazie!

Miele

Avventura di un apiario per un vasetto di miele. Il portico in legno copre l’ alveare multicolore. Il motocarro che trasporta le arnie in cerca di buona fioritura, è stanco, vecchio, lento; è tamponato, due arnie si aprono, le api escono dai favi e invadono la strada. C’ è chi cerca un affumicatore, chi una maschera, chi urla per le punture. Prima che arrivino i soccorsi il motocarro riparte lentamente. Le api ( con la regina) non rientrate nelle arnie formano uno sciame che vola su un albero. Chi prende questo sciame lo curerà con tanta passione e sarà stimolato a procurarne altri, uno, due, tre, dieci ….poi miele, tanto miele, di acacia, ciliegio, lavanda, castagno, rododendro, ecc. Il vecchio motocarro ha finito il suo compito, ma qualcuno, grazie a lui, ha iniziato una nuova attività.

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Il noce

18 anni, prima macchina, prima gita. Mamma voglio con me la nonna, dove la porto? Dove ha dei ricordi. Raggiungiamo la scarpata del fiume Stura dove c’ è un lungo filare di noci. Guarda quel magnifico albero con una grande cavità provocata dal fulmine; quella nicchia nel tronco è stata il mio rifugio in tempo di guerra, quando le mitragliatrici colpivano tutto, case, macchine, carretti, biciclette, cespugli, i colpi duravano all’ infinito. Va, piccola mia nel prato, raccogli dei bei fiori , e mettili nel mio ex rifugio, ora casa degli insetti. Ci fermiamo qui a lungo, osserviamo, è tanto vecchio il grande noce.

Il fantasma

Un antica usanza del mio paese prevedeva che durante i funerali si indossassero abiti particolari che rappresentavano le varie confraternite.
Gli uomini un saio blu o nero, le giovani veli e vestiti bianchi con striscia azzurra e le donne un ampia tunica giallo oro con un velo enorme.
Una fredda sera d’ inverno, una donna (minuta) di fretta per l’ avvicinarsi del buio, dimentica di posare l’ abito (tanto grande per lei). Di corsa sale sulla bicicletta, il vento è fortissimo, la signora è instabile sulla bici, va in qua e in là, occupa tutta la strada. Il vento fa svolazzare il grande velo e le solleva il vestito che a tratti le toglie la visuale. I fari sembrano candele dei morti. I bimbi in strada immaginano sia un fantasma giallo luccicante, fingono di spaventarsi, ma in realtà si divertono tanto. Giunta a casa la sua bimba le corre incontro, sorride e saltella ,è felice di vedere la mamma vestita così, per lei è ancora più bella.

Il vuoto

Addio Mario, compagno di scuola e di scampagnate nei boschi alla ricerca di erbe officinali, frutti spontanei, more, mirtilli, fragole, lamponi e funghi. Gli telefono per caso, ha la voce stanca e strana, mi preoccupo e avverto la famiglia; mi dice “grazie” , è  l’ ultima sua parola. Si addormenta per sempre vicino alle sue antiche arcate ricoperte di rose; così lo trovano i familiari. Continuo a frequentare i soliti boschi , ma sento un grande, immenso vuoto, e piango.

 

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Visita

Ero in clinica per una caduta. In paese si domandavano: com’è avvenuto? In molti sono venuti a trovarmi con dei fiori, dolci, bibite, giornali.
Uno di loro che non conosceva il mio nome, creava confusione nel corridoio. Il personale si tratteneva dal ridere perché era vestito come se andasse al mercato, con un grande cappello di paglia in testa e un cesto di funghi appeso al braccio. Questo era il suo pensiero, il suo dono per me, che ho apprezzato e ha fatto felice il medico di turno.

Imprudente

Nel mio borgo non ci sono mezzi di trasporto, gli abitanti fanno l’ auto stop, ci conosciamo tutti. Sono in macchina, un signore mi fa cenno, non lo conosco, penso che lavori alle poste, lo carico. Non parla, guardo nello specchietto, e noto che ha gli occhi stralunati e le sue mani sono vicino al mio collo; cosa faccio? Gli parlo con dolcezza, gli faccio dei complimenti, poi tocco la mia borsetta, quel gesto è sbagliato, mi urla: non sono un ladro, non esco dalla prigione ma dal manicomio. Gli offro un biscotto, lo rifiuta. Penso di fermarmi al primo bar ,ma è chiuso. Vuole andare al treno per raggiungere la figlia in orfanotrofio. Mi calmo, lo porto alla stazione, gli dò i soldi per un regalo alla figlia. Solo ora le gambe si mettono a tremare.

Cane e gatto

Ogni settimana mi devo spostare dalla casa in montagna al mare. Porto con me il cane EDI e il gatto Zampa bianca.
Il percorso e le soste sempre uguali, perché i due amici non permettono modifiche;  se succede il cane abbaia, si agita, e il gatto gli fa eco, e non smettono fin tanto che non riprendo il percorso solito.
In montagna condividono la ciotola con i gatti del vicinato che accorrono al rumore della macchina; al mare  aspettano l’ arrivo delle tortore e delle gazze ladre per mangiare felici tutti insieme.
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Il secchio

Sul lungo mare incontro una vecchietta, piccola, minuta, guance rosse, capelli bianchi arruffati, occhialini azzurri, gambe divaricate, vestita sempre uguale come una divisa. Ha un bel sorriso, faccio amicizia, condivido con lei la scoperta di piccoli borghi nell’entroterra. Mi racconta che ha le gambe storte a causa della mungitura degli animali da latte. Il secchio del latte poggiato sulla paglia era tenuto fermo dalle sue gambe; con gli anni, le gambe hanno preso la forma del secchio. È tornata in famiglia, mi manca, la spiaggia sembra vuota senza di lei.gusta